Gli insetti stecco sono molto facili da nutrire, generalmente le specie non alate tendono ad essere meno esigenti, da un punto di vista alimentare, rispetto a quelle alate, questo per via della maggiore mobilità delle seconde, che in natura fornisce loro la possibilità di scegliere la pianta nutrice.

Carausius morosus che mangia edera. Bacillus rossius, neanide che mangia. Ramulus thaii, femmina adulta che mangia.

Tutte le piante della famiglia delle Rosaceae sono degli ottimi sostituti della pianta nutrice naturale, la più comune e semplice da reperire è il Rubus sp., vale a dire il rovo che fa le more, in mancanza di questo vanno bene anche foglie di rosa, alcune specie gradiscono l’edera (Carausius morosus) altre invece l’eucalipto (specie australiane). Spesso non è difficile avere accesso ad una buona riserva di rovi, tuttavia, per essere sempre sicuri di non restare senza, ma soprattutto per essere certi della loro integrità (molto spesso, infatti, i rovi si trovano in terreni limitrofi a campi coltivati o a strade e quindi possono presentare tracce di sostanze nocive per gli insetti), conviene coltivarseli da sé.

La pianta nutrice, una volta raccolta va sciacquata leggermente e deve essere sempre controllata foglia a foglia affinché non contenga parassiti o predatori (ragni); inoltre si consiglia di ripulirla da foglie secche, appassite, frutti, fiori e da germogli troppo giovani (spesso, infatti, i germogli contengono sostanze nocive). A questo punto può essere posta nelle gabbie (il ramo della pianta nutrice va infilato in vasi di dimensioni proporzionate alla gabbia, possibilmente con l’imboccatura di difficile accesso per gli insetti: alcuni allevatori addirittura consigliano di coprire l’apertura con rete o cotone. In realtà, vasi pieni di piante e gabbie ben vaporizate limitano il rischio che gli insetti affoghino nei vasi alla ricerca di acqua da bere o di umidità).

Potenziale predatore, Ragno Argiope s.p.Ragno Argiope s.p.

E’ sempre meglio fare in modo che qualche ramo della pianta nutrice vada anche verso il pavimento della gabbia al fine di aiutare a salire anche le neanidi o gli individui vittime di mutilazioni autotomiche. La disposizione ideale è quella perimetrale rispetto alle pareti in modo da lasciare una ampia cavità disponibile per i movimenti degli insetti. Assembramenti troppo fitti rischiano di essere controproducenti, infatti, difficilmente tali spazi presenteranno foglie usate come nutrimento oltre ad essere potenzialmente dannosi a causa delle spine. Le piante nutrici vanno sostituite non appena cominciano ad ingiallire, i rovi hanno un appassimento graduale, al contrario dell’edera che tende a deperire simultaneamente. Ovviamente i giorni di durata delle piante nutrici variano secondo la stagione e della temperatura cui sono lasciate; non sono infrequenti durate anche di quindici giorni. Particolare attenzione va prestata nei riguardi dei rovi appena raccolti. Nelle calde giornate estive, infatti, tendono a disidratarsi molto rapidamente in maniera irreparabile; a tal proposito si consiglia di raccoglierli nelle ore più fresche della giornata e di utilizzarli immediatamente. Attenzione: i rovi sono spinosi e quindi è meglio maneggiarli con guanti di pelle ed attenzione, sia nei vostri riguardi che verso gli insetti. A tale scopo, è meglio togliere prima gli ospiti della gabbia e quindi i rovi; questo per evitare di infilzarne alcuni. Sono ben accette segnalazioni provate di piante nutrici differenti da Rosaceae e Ederaceae. Foglia di Rovo (Rubus sp.) ed Edera (Hedera helix). Rovo e Edera Nel caso si fosse costretti a far cambiare tipo di pianta nutrice agli insetti sarebbe meglio farlo subito dopo una muta, momento in cui gli insetti sono più ben disposti al cambio anche a causa del digiuno precedente. Sostituire le piante nutrici troppo frequentemente teoricamente non è sbagliato, tuttavia è molto svantaggioso, infatti, si rischia di esaurire le scorte o di sprecarle, oltre ad arrecare un eccessivo disturbo ai piccoli ospiti. Nel periodo invernale, infatti, specialmente se molto freddo, le piante sono scarse e non molto rigogliose e quindi si è costretti a percorrere molta strada prima di trovarne di buona qualità; per questo motivo una propria coltivazione rimane un’ottima idea. Per rimuovere gli insetti dalle gabbie è meglio non prenderli per le zampe, queste, infatti, tendono a staccarsi per autotomia; il modo migliore è di afferrarli per il tronco e separarli dolcemente da dove sono attaccati (alcune specie sono più restie ad amputarsi le zampe, altre sono molto più delicate e le perdono con molta facilità).