I fasmidi hanno in genere un elevato tasso riproduttivo, molte specie con poche e semplici attenzioni danno alla luce una prole molto numerosa, tanto da costringere l’allevatore a cercare un sistema per liberarsi di qualche decina di esemplari. Uno dei fasmidi più prolifici è Acrophylla titan, specie proveniente dal Sud est del Queensland (Australia), che è capace di deporre più di 2050 uova per individuo. La riproduzione negli insetti stecco può avvenire sia mediante fecondazione sia per partenogenesi. Vi è un forte dimorfismo sessuale e i differenti sessi sono determinabili dopo circa tre mute dalla schiusa.

Il corpo è spesso come una cannuccia. Di colore marrone scuro con zampe molto sottili e lunghe.Maschio di Ramulus thaii Il corpo è spesso circa come una matita. Di colore verde brillante con zampe lunghe e pronunciate.Femmina di Ramulus thaii
Il maschio è più corto della femmina e privo del caratteristico ovopositore.Maschio e femmina di Trachyaretaon brueckneri La femmina è più grossa del maschio con ali più piccole e poco funzionali. Femmina e maschio di Phyllium celebicum
Medauroidea extradentatus Addome di Maschio Medauroidea extradentatus Addome di Femmina

Non in tutte le specie è così frequente imbattersi in esemplari maschi, n’è un esempio Carausius morosus in cui i maschi sono molto rari e quando presenti sono sterili, in specie come questa la partenogenesi diventa, ovviamente, obbligata.
L’accoppiamento è del tutto casuale, quindi privo di pratiche di corteggiamento, ciò significa che le femmine non scelgono alcun maschio anche se sono note lotte tra maschi per il possesso delle femmine (Seely et al. 1990). La deposizione inizia dopo pochi giorni (da 2 a 10) dal raggiungimento della maturità. Gli accoppiamenti possono tuttavia anche avvenire prima della maturità delle femmine. La colorazione è verde chiaro per la neanide  e verde-marrone per l’adulto. Femmine di Ramulus thaii, neanide e adulto Le uova sono di molteplici forme e dimensioni a cui sono legati meccanismi di deposizione specifici. L’aspetto complessivo ricorda dei semi. Già oltre un secolo fa si ipotizzava una loro importanza tassonomica (Kaup 1871), tuttavia a tutt’oggi uno studio su vasta scala delle uova dei fasmidi appare molto difficile, infatti, le specie studiate provengono dalle collezioni museali e spesso sono prive di uova o, ancora peggio, ci sono le uova ma mancano i rispettivi esemplari adulti. Un grande lavoro di classificazione è stato condotto da Clark J.T. che nel 1979 e nel 1997 ha pubblicato su riviste specializzate due guide alla terminologia e all’identificazione delle uova. Schema di uovo di Medauroidea. La forma è ovoidale con, ad una estremità una incisione denominata collare su cui si inserisce una piastra denominata opercolo sovrastata da una piccola protuberanza, il capitulum. Nel corpo principale è presente una macchia con colorazione differente, la piastra del micropilo. La maggior parte degli insetti stecco per deporre le uova le lascia semplicemente cadere al suolo assieme alle deiezioni, alcuni le lanciano ad una certa distanza. Eccezione a questa regola sono ad esempio Sipyloidea sipylus, (specie malgascia) che incolla le uova ai rami o sotto le foglie della pianta nutrice e altre, come Eurycantha calcarata originaria della Nuova Guinea, che preferiscono seppellirle. In tali casi le cure da avere sono differenti ed abbastanza ovvie, per il primo bisogna prestare attenzione a dove abbia deposto le uova che occorrerà staccare dolcemente, per il secondo occorre fornire un substrato, alto circa 2 cm, per permettere la deposizione, in tal caso la lettiera per canarini è l’ideale.

Esempi di differenze tra uova. Medauroidea: ovoidali e grigie. Phyllium: rettangolari grandi e marroni con capitulum molto pronunciato. Ramulus thaii piatte semi triangolari, marroni e prive di capitulum.Esempi di uova Barattoli in vetro con rete come coperchio e all’interno un batuffolo di cotone umido.Esempio di semplici contenitori per uova

Sin dalla loro comparsa nei laboratori di tutto il mondo i fasmidi, e in particolare i loro meccanismi riproduttivi, hanno stimolato la curiosità dei ricercatori, che hanno spaziato da studi con attrezzature semplici ad altri svolti mediante l’impiego di apparecchiature molto complesse fino ad arrivare ai giorni nostri, in cui si prediligono studi di impostazione biochimica e genetica.

Ogni qualvolta si cambino i rami di pianta nutrice è bene provvedere alla raccolta delle uova, abbiamo già detto che vanno sempre divise dalle deiezioni, onde evitare infezioni fungine che decimerebbero le neanidi. Altra buona regola è quella di mantenere le uova separate dalla gabbia degli adulti, per controllare il numero di individui nati ed accudirli più agevolmente.
Le uova vanno poste ad incubare in un contenitore trasparente, in modo da controllare facilmente le eventuali nascite, a prova di fuga, con una adeguata aerazione e le cui dimensioni consentano di ottenere al massimo due strati di uova, per non ostacolarne la schiusa.
All’interno di esso è utile porre uno o più batuffoli di cotone, a seconda delle dimensioni del contenitore, imbevuti d’acqua per mantenere un buon livello di umidità; infatti, con tassi di umidità molto bassi gli insetti tendono a morire mentre escono dall’uovo o a non riuscire ad emergere del tutto.
L’incubazione della maggior parte dei fasmidi può avvenire ad una temperatura di 20-24°C, è bene non superare la soglia dei 25°C che porta alla morte degli embrioni.

Il nostro staff, durante alcune ricerche ha accidentalmente scoperto un pratico sistema per costruire delle economiche mini-incubatrici.

Controllate sempre che non si formino muffe, in tal caso si possono o eliminare le uova infestate o esporle per circa mezz’ora alla luce diretta del sole. La diapausa è presente solo in quei fasmidi che vivono in climi temperati (Bacillus rossius). Le uova non hanno tempi di schiusa sincronizzati, vale a dire che uova deposte allo stesso tempo possono schiudersi ad un certo tempo di distanza. Neanide di Acrophylla welfingi sopra le uova. Neanide di Acrophylla welfingi appena schiusa Appena nate le neanidi sono molto delicate, vanno maneggiate con molta cura, l’autotomia è, infatti, frequentissima ed è molto facile danneggiarle anche in modo irreparabile. Appena nate non si alimentano per i primi due giorni, accrescendo tuttavia il loro volume corporeo mediante idratazione dei tessuti, per tale motivo è opportuno collocare un batuffolo di cotone bagnato anche nella gabbia che conterrà i neonati. Durante la fase di accrescimento le neanidi non necessitano di attenzioni di molto dissimili da quelle da fornire agli adulti, più attenzione va prestata al tasso di umidità e alle vaporizzazioni, che dovranno essere non abbondanti ma frequenti, per questo motivo sul fondo della gabbia si può stendere un velo di lettiera per roditori o sassi di argilla espansa che, oltre ad evitare il formarsi di pericolose pozze d’acqua, aiuteranno a mantenere un certo tasso di umidità, favorendo la crescita degli insetti.
Talvolta i piccoli sono restii ad iniziare a mangiare, spesso la presenza di un individuo adulto e la vaporizzazione delle foglie favoriscono l’inizio dell’attività trofica.

Molta attenzione andrà riversata sulle feritoie della gabbia scelta, ci raccomandiamo non eccessivamente grande, che molto probabilmente andranno ricoperte con zanzariera gommata per impedire indesiderate evasioni (evitate l’uso di nastro adesivo).

Miriade di neanidi di Ramulus thaii. Groviglio di neanidi

Altro punto da controllare nella gabbia sarà il vaso che contiene la pianta nutrice, in questo periodo, in modo particolare con specie poco prolifiche è meglio schermare l’acqua, con zanzariera o batuffoli di cotone, in modo da prevenire annegamenti.
Fate sempre attenzione al destino di neanidi e uova, poche uova lasciate nell’ambiente potrebbero creare enormi danni all’ecosistema, il miglior sistema per liberarsi di insetti non desiderati è il darli a qualcuno che li voglia, vi preghiamo di sentirvi liberi di rivolgervi al nostro sito per informazioni.