L’attività fitofaga dei fasmidi occasionalmente crea danni alle coltivazioni, questo accade in special modo quando la popolazione di insetti raggiunge numeri ragguardevoli. Miriade di neanidi di Ramulus thaii. Miriade di neanidi di Ramulus thaii Il problema della defogliazione, con conseguente perdita di produttività da parte delle piante, è maggiormente sentito in ambienti insulari, specialmente ai tropici nelle coltivazioni di palme da cocco. In questi ambienti, coadiuvati dalla minor estensione di terra e dalla esiguità degli spazi incolti i fasmidi Graeffea crouanii (Samoa, Tonga e Fiji), Graeffea seychellensis (Seychelles), Graeffea lifuensis (isole Loyalty), Ophicrania leveri (isole Solomon), Megacrania phelaus (isola di Ugi, Solomon) e Eurycantha insularis (Papua Nuova Guinea) tendono a costituire un vero e proprio flagello (Mariau 2001).
Nelle isole del Pacifico Graeffea crouanii divora i tessuti più teneri delle fronde delle palme, lasciando solo le parti troppo dure per le sue mandibole, come le venature centrali. Le palme più vecchie dopo una vasta defogliazione tendono a morire, con conseguenti gravi perdite per il raccolto (Preston-Mafham 1990).

Bacillus atticus adulto che mangia.Bacillus atticus adulto che mangia


I metodi per limitare queste popo- lazioni si basano sull’uso di insetticidi sistemici (Steltzer 1970) e sul con- trollo biologico (Rapp 1995, Mariau 2001). I vantaggi del primo metodo (Bidrin e Azodrin) sono: una mortalità pari al 100% nell’arco di quattro giorni ed una persistenza del potere insetticida di 12 settimane (trattamen- to con 6 ml di sostanza) o di 16 settimane (7.5 ml). I residui ritrovati nelle noci di cocco si attestano a livelli trascurabili (meno di 0.01 ppm nel latte e nulla nella polpa).


Bacillus rossius, neanide che mangia.Bacillus rossius, neanide che mangia

Uno dei problemi nel controllo delle popolazioni di fasmidi è il periodo di maturazione delle uova. Con tempi di incubazione di cento giorni, nessun insetticida sembra garantire una adeguata copertura, a meno di non essere utilizzato in modo massiccio (Steltzer 1970). Tuttavia studi eseguiti sulla mortalità delle uova (Rapp 1995) dimostrano che in natura oltre il 60% è predata da formiche e roditori e circa il 10–25% viene parassitata da imenotteri (Paine 1968), anche se va ricordato che pure le uova parassitate sono vittime di predazione (Rapp 1995). Ad aggiungersi ai predatori vi è l’effetto del disseccamento, infatti, nessun uovo, esposto a temperature superiori a 20°C, è più fertile (Rapp 1995). Appare chiaro che il controllo delle uova possa essere fatto mantenendo la copertura del suolo ad un livello basso.

Danni ad altre coltivazioni sono segnalati, ma a causa della minore importanza economica delle coltivazioni intaccate, è stato intrapreso un numero esiguo di studi. Didymura violescens è segnalata come defogliatrice d’eucalipti in Australia, dove può portare alla morte dell’83% delle piante intaccate. Nel 1963 un’area di 1683 km2 di foresta di eucalipto venne defogliata. Gli eucalipti tendono ad avere alti tassi di mortalità se defogliati e anche quando sopravvivano la loro vitalità risulta seriamente compromessa (Preston Mafham 1990). Diapheromera femorata,invece, in coltivazioni miste di querce, nel Michigan, crea danni al 30–49% delle querce nere e a nessuna delle querce bianche (Kulman 1971; Stark 1975).
Quando si sviluppano forti crescite nella popolazione di insetti gli uccelli, naturali predatori di fasmidi, tendono a concentrarsi nelle aree interessate, tuttavia questo comportamento lascia scoperte le aree limitrofe causando talvolta un peggioramento della situazione. Il numero di insetti nell’area iniziale risulta infatti troppo alto per essere sensibilmente diminuito dai predatori e la diminuizione di predatori nelle aree limitrofe tende a favorire anche in queste aree la proliferazione di fasmidi (Preston-Mafham 1990). Francobollo delle Fijy da 2$, raffigurante una Graeffea crouanii, (nome comune in Fijiano Mimimata).