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Dryococelus australis (Montrouzier 1885)
Nel corso del 2001 si è imposto agli onori della cronaca un insetto stecco australiano, appartenente alla famiglia degli Eurycanthinae, il Dryococelus australis, un insetto dall’esistenza travagliata la cui origine si fa risalire a prima della comparsa dei dinosauri. La specie si evolse sulla sperduta isola di Lord Howe, in assenza di predatori potendo raggiungere le dimensioni ragguardevoli che le valsero l’appellativo di “Aragosta degli alberi” e quello meno poetico di “Salsiccia che cammina”; il naufragio del mercantile Mocambo nel 1918 ne segnò il declino introducendo sull’isola i ratti che, nel corso di un paio d’anni, ne estinsero la popolazione.
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| Disegni tratti dall’opera di Westwood (1859) | |
Si tratta di una specie attera, di grandi dimensioni (12 cm), dallo spiccato dimorfismo sessuale, il maschio è leggermente più corto (10.6 cm) della femmina e presenta gli arti posteriori con i femori più lunghi ed enormemente ingrossati. Il corpo è molto spesso, di colore marrone-rossastro, con una fascia nera lungo il capo ed il torace, i margini posteriori del corpo sono giallo ocra.
Il Dryococelus australis fu originariamente rinvenuto sull’isola di Lord Howe da Mac Gillivray nel 1853, la sua descrizione e classificazione si deve al lavoro di Montrouzier (1885) che, non visitò mai l’isola, ma lavorò su esemplari provenienti da una spedizione effettuata da Want. Un’ottima descrizione fu fatta da Westwood (1859), mentre, le prime osservazioni riguardanti la sua biologia, sono dovute al lavoro di Etheridge (1889) che riporta il nome comune di “Aragosta degli alberi” (Tree Lobster) e annota che nella popolazione dell’isola la presenza di maschi era nettamente inferiore a quella delle femmine. Gran parte delle conoscenze sulle abitudini della specie si devono agli studi di Lea (1916), che visitò l’isola tra il dicembre del 1915 e il gennaio del 1916, scoprendo che durante il giorno Dryococelus australis si rifugiava nelle cavità degli alberi in abbondanti “colonie”.
L’isola di Lord Howe, situata nel cuore del mare di Tasmania a 600 km ad est del continente australiano, è lunga sette miglia e larga mezzo. Si tratta del frammento di un vulcano che iniziò la sua attività sette milioni d’anni fa e, da allora, iniziò a essere eroso fino alle dimensioni attuali. L’isola fu colonizzata da spore e semi trasportati dal vento e dal mare, evolvendosi nel corso dei millenni fino a formare l’habitat attuale. L’unicità di quest’ambiente, la rende un ottimo osservatorio per i naturalisti e un’ambita meta turistica facendo annoverare l’isola tra i siti protetti dall’UNESCO.
Nel 1788 Henry Lidgebird Ball, mentre era capitano dell’H.M.S., nave appoggio della marina inglese, scoprì l’isola e la intitolò a Lord Howe, ministro della marina. Per ottanta anni l’isola fu utilizzata come scalo per rifornirsi di cibo fresco. Nel 1834 arrivarono i primi coloni, composti da tre balenieri con le loro mogli Maori e due ragazzini, che commerciavano carne e verdure con le navi di passaggio. Oggi l’isola ospita una popolazione di 300 abitanti e può accogliere un massimo di 400 turisti per volta.
Nel 1918, a causa del naufragio del mercantile Mocambo, arrivarono i ratti, tuttora presenti, che portarono sull’isola una serie di sconvolgimenti tra i quali l’estinzione del Dryococelus australis e la scomparsa di cinque specie endemiche di uccelli. Per fare fronte a tale catastrofe il governo australiano, nel dopoguerra, fissò una taglia di 6 $ per ogni ratto abbattuto, successivamente alla presentazione di 20.000 esemplari, fu scoperto che gli abitanti dell’isola avevano iniziato ad allevare i ratti per avere una fonte di guadagno sicuro.
Sull’isola di Lord Howe l’insetto trascorreva le ore di luce al riparo nelle cavità presenti nel fico del Banyan (Ficus macrophylla columnaris), formando delle vere e proprie montagnole di escrementi al di sotto delle aperture delle cavità.
Purtroppo allo stato attuale Dryococelus australis è definitivamente estinto nell’isola, eventuali ipotesi di reintroduzione sono vincolate alla completa eliminazione dei ratti.
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Il destino di Dryococelus australis sull’inospitale scoglio di Ball’s Pyramid sembrava essere stato il medesimo, tuttavia, nel 1969 (Smithers) furono ritrovati due esemplari morti, conservati presso il museo di storia naturale di Sidney, è del 2001 (Macey), invece, la scoperta di tre esemplari vivi ad opera di una spedizione composta da cinque studiosi, gli entomologi David Priddle e Stephen Fellenberg, la curatrice della collezione di invertebrati del museo dell’università di Macley Margaret Humphrey, il ranger di Lord Howe island Dean Hiscox e Nicholas Carlile membro del National Parks and Wildlife Service.
Lo scoglio di Ball’s Pyramid, situato 23 chilometri a sud-est dell’isola, è uno spettacolare pinnacolo di roccia vulcanica, alto 650 metri, con una superficie di 0.5 km2 e vegetato in maniera scarsa.
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La popolazione relitta presente sullo scoglio di Ball’s Pyramid proviene dall’isola di Lord Howe, probabilmente per opera di un paio di femmine che hanno raggiunto lo scoglio via mare grazie a vegetazione galleggiante. Sullo scoglio la vegetazione è scarsa e prevalentemente arbustiva, la presenza dell’insetto è documentata solo in una zona dello scoglio, chiamata Gannet Green, che si trova ad un’altezza di 150 metri nella estremità meridionale della piramide, l’insetto si è adattato a rifugiarsi negli anfratti delle rocce durante le ore diurne e ad alimentarsi su Melaleuca howeana, una Myrtacea chiamata volgarmente “Albero del tè”. L’inospitalità del posto e la scarsità di vegetazione, fa sì che la popolazione sia notevolmente esigua (sono stati contati 17 esemplari) e minacciata. Tra il resto, data la conformazione dello scoglio, con le pareti ripide a picco sul mare, gran parte delle uova deposte vanno perse cadendo in mare.
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Dopo l’eccezionale scoperta furono eseguite altre due spedizioni, la prima per completare le osservazioni, la seconda, in cooperazione tra il Lord Howe Island Board e il National Parks and Wildlife Service con la collaborazione di uomini dello staff dello zoo di Melbourne, allo scopo di prelevare alcuni esemplari da fare riprodurre in cattività. Ne furono prelevati quattro, due maschi e due femmine, un paio per lo zoo di Melbourne e uno per Insektus, associazione entomologica di Sidney di cui fa parte Stephen Fellenberg.
L’osservazione di questi esemplari porterà alla luce nuove informazioni sulle abitudini di questi insetti, la cui biologia, anche in cattività è completamente ignota.
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Dopo le prime deposizioni la femmina dello zoo di Melbourne iniziò a deperire vistosamente, fino ad arrivare addirittura ad un passo dalla morte, fu necessario un intervento da parte dei veterinari che riuscirono a riportarla in salute e a permetterle di terminare la deposizione di un centinaio di uova.
UovaLe uova di questa nuova stirpe da ripopolamento hanno iniziato a schiudersi il 7 settembre 2003, dopo sette mesi di incubazione, questo potrebbe essere un primo, piccolo ma importante passo. A tutt’oggi (aprile 2004) si ha notizia di solo 20 esemplari nati. Gli adulti sono ancora vivi, cosa anomala dato il tempo trascorso, mentre i giovani, tutte femmine, non hanno ancora raggiunto l’età adulta. Nessuna delle uova deposte alla fine del 2003 si è ancora schiusa, ciò potrebbe indicare una diapausa.
Per la compilazione di questo testo ci siamo affidati alle informazioni reperite in rete.
Le fotografie sono di: Gray(1), Carlile(1), Melbourne Zoo(3).
Il nostro staff monitorerà costantemente il web per riuscire ad aggiornarvi su ulteriori sviluppi.
Come ulteriore approfondimento si rimanda al seguente testo in inglese:









