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Numerosi esperimenti sono stati condotti sugli insetti stecco, siamo venuti in possesso del materiale originale di uno di questi, a nostro avviso molto interessante. Si tratta di un lavoro svolto dal professor Riccardo Groppali e da Katia Senna presso l’università di Pavia nel 1996 volto a identificare il comportamento predatorio di una specie di ragno molto comune, Pholcus phalangioides (Fuesslin). L’aspetto particolare di questo esperimento è di aver incluso tra le varie differenti prede offerte ai ragni anche degli insetti stecco. Ne riportiamo un breve riassunto.
La finalità di questo lavoro è quella di fornire nuovi dati sulla predazione operata da Pholcus phalangioides, allo scopo di contribuire al completamento del quadro dell’etologia predatoria dei ragni costruttori di tele irregolari. La scelta della specie non è casuale, Pholcus phalangioides, infatti, ha dimostrato di ben tollerare la cattività, si tratta di una specie originariamente troglofila ed estremamente diffusa all’interno delle case. E’ stato studiato il comportamento di dieci esemplari, alloggiati in apposite cassette, a cui, con intervalli settimanali, veniva fornita una tra le prede scelte, per un totale di 30 predazioni per preda.
Le prede, scelte per massimizzare la diversità di forma e struttura corporea e di modalità di difesa, erano costituite da:
- Locusta migratoria (Orthoptera, Locustidae), immaturi di 8 mm di lunghezza, preda abituale, tende a muoversi molto con scatti violenti.
- Ephestia kuehniella (Lepidoptera, Pyralidae), adulti di 10-14 mm di lunghezza, preda abituale, inoffensiva, si libera facilmente dalla tela lasciandovi alcune squame alari.
- Musca domestica (Diptera, Muscidae), adulti di 6-8 mm di lunghezza, preda abituale riesce a camminare sulla tela e volare via.
- Formica cunicularia (Hymenoptera, Formicidae), operaie di 4-5 mm di lunghezza, preda abituale potenzialmente pericolosa per il ragno grazie alle mandibole ed alle emissioni di acido formico.
- Sipyloidea sipylus (Phasmoidea, Phasmidae), immaturi di 40 mm di lunghezza, preda decisamente inconsueta la cui unica difesa, allo stato immaturo, è quella di fingersi morta (tanatosi).
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Le fasi della predazione nei ragni sono le seguenti:
- Presa d’attenzione e avvicinamento (AA)
- Avvolgimento (Av), talvolta accompagnato da morsi (M)
- Distacco e trasporto (DT), differenziato a seconda venga fatto con i cheliceri (DTC) o con le filiere per mezzo di un corto filo (DTF)
- Abbandono temporaneo (AT)
- Morso di alimentazione (MA)
- Abbandono della spoglia (AS)
I risultati percentuali delle varie fasi predatorie per ciascuna diversa specie sono stati:
- Sequenza AA-Av-MA:
100% Ephestia, 80% Formica, 76% Locusta, 64% Musca, 44% Sipyloidea. - Sequenza AA-Av+DTF-MA:
33% Sipyloidea, 17% Locusta, 13% Musca, 16% Formica, 0% Ephestia. - Sequenza AA-Av-DTC+MA:
23% Sipyloidea, 7% Locusta, 16% Formica, 0% Ephestia e Musca. - Sequenza AA-Av-DTC+AT+MA:
20% Musca, 0% Sipyloidea, Locusta, Formica e Ephestia. - Sequenza AA-Av-AT-MA:
3% Musca, 0% Sipyloidea, Locusta, Ephestia e Formica.
I risultati delle osservazioni confermano le supposizioni iniziali, vale a dire che il ragno tende ad ottimizzare l’uso delle risorse che ha a disposizione, tela e veleno. Agendo, infatti, in maniera diversa secondo il tipo di preda che si trova a fronteggiare, a titolo esplicativo, in maniera rapida in caso di specie con spiccate attitudini alla fuga, mediante l’avvolgimento e la ripetuta somministrazione di veleno con prede pericolose.
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Di seguito riportiamo in modo più dettagliato i dati relativi al fasmide Sipyloidea sipylus.
Le 30 predazioni studiate hanno avuto modo nel seguente modo:
- Nel 44% dei casi, sequenza di presa d’attenzione e avvicinamento (AA), avvolgimento (Av), morso di alimentazione (MA), preceduto nel 17% delle predazioni da morsi per accelerare l’immobilizzazione, senza passaggio per la fase distacco e trasporto, quindi cibandosi della preda direttamente nel suo punto di cattura;
- Nel 33% dei casi, sequenza di presa d’attenzione e avvicinamento (AA), avvolgimento unito a distacco e trasporto con attacco alle filiere in sequenza mista tra le due fasi (Av + DTF), morso d’alimentazione (MA), preceduto nel 10% delle predazioni da morsi per accelerare l’immobilizzazione.
- Nel 23% dei casi, sequenza di presa d’attenzione e avvicinamento (AA), avvolgimento (Av), distacco e trasporto tramite i cheliceri, unito al morso di alimentazione in sequenza mista tra le due fasi (DTC + MA) e preceduto nel 13% delle predazioni da morsi per accelerare l’immobilizzazione.
La fase di presa di attenzione e avvicinamento ha un tempo medio di 10”: con questa preda poco reattiva e scarsamente mobile, il ragno saggia i fili con le zampe anteriori, con ogni probabilità per rilevare la loro differente tensione in modo da raggiungere il punto di cattura, anziché attendere esclusivamente segnali dal movimento da tentativi di liberazione. In altri esperimenti è stato, infatti, rilevato che con esemplari di Sipyloidea sipylus di maggiori dimensioni, Pholcus phalangioides è in grado di abbreviare tale fase, aiutato nella localizzazione dalla tensione provocata dalla preda all’apparato di cattura. La fase di avvolgimento, che non è stata accorpata a distacco e trasporto nel 67% dei casi, ha durata media di 5’ 42” quando avviene singolarmente, 7’ 18” quando viene accorpata al distacco e trasporto. Serie di morsi brevi o morso prolungato (durante la fase di avvolgimento) vengono inflitti nel 40% dei casi (con 55% di morsi brevi, attuati quindi in prevalenza). Il morso di alimentazione ha durata media di 2h 20’. La parte corporea della preda preferita per il morso alimentare è risultata essere il capo, seguita dal torace: in genere si è trattato dei medesimi punti di somministrazione del morso prolungato.
Tralasciando il significato biologico che tali dati hanno per il ragno, di cui abbiamo già parlato prima, per noi è interessante valutare l’utilità degli atteggiamenti difensivi di Sipyloidea sipylus (mimetismo e tanatosi). Il primo è assolutamente inutile per difendersi dagli aracnidi, in quanto più che alla vista essi si affidano all’olfatto, riuscendo quindi a capire di trovarsi dinnanzi ad una potenziale preda invece che di fronte a d un rametto. Anche la tanatosi sembra non rivestire una grande efficacia, almeno per i ragni che utilizzano tele, ciò sembra avvalorato anche dal fatto che Pholcus phalangioides abitualmente non preda insetti stecco e quindi avrebbe potuto più facilmente essere ingannato dalle strategie difensive proprie di queste specie. Ciò sembra provare la teoria che indicherebbe come destinatari della mimesi dei fasmidi i predatori vertebrati, specialmente gli uccelli, più che gli invertebrati, esperienze del personale dello staff dimostrano che neppure le mantidi religiose o gli scorpioni disdegnano pasteggiare con i fasmidi, anzi, le prime trovano ottimi anche gli esemplari adulti.
Si ringraziano: l’Università di Pavia, il Laboratorio di Conservazione della Natura, il prof. Riccardo Groppali e Katia Senna per aver messo a disposizione i dati ed aver acconsentito alla loro pubblicazione.
Katia Senna 1996 “Predazione di Pholcus phalangioides (Fuesslin) (Pholcidae, Araneae) con prede di cinque specie differenti.” Tesi di Laurea, Pavia.
Riccardo Groppali & Katia Senna “Il comportamento predatorio di Pholcus phalangioides (Fuesslin).” Revue Arachnologique, 13 (7) 2000, 101-113.



