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La riproduzione nei fasmidi è anfigonica, ma può avvenire anche per partenogenesi telitoca. La partenogenesi è facoltativa nella maggior parte delle specie, diventa obbligata in altre, spesso all’interno di una stessa specie si distinguono popolazioni a partenogenesi obbligata o facoltativa; tale meccanismo pare influenzato dall’ambiente (Vandel 1931), spanandria, e dalla temperatura (Bergerard 1974). Sembra, infatti, che le alte temperature inducano mascolinizzazione nell’embrione dei fasmidi, ciò potrebbe spiegare la scarsità di maschi nelle popolazioni di Bacillus rossius italiane al centro-nord rispetto al meridione (Scali 1982).
Carlberg (1981 a.) osserva variazioni sensibili nel tasso di schiusa e nei tempi d’incubazione di uova fertilizzate e partenogenetiche, le prime sono più efficienti e rapide a schiudersi a temperature maggiori di 20°C. Secondo questi risultati teorizza che il termoclimo di 20°C possa essere una sorta di barriera limite per lo sviluppo favorevole della partenogenesi.
L’accoppiamento ha generalmente una durata molto lunga, 79 giorni per Necroscia sparaxes (Gangrade 1963), in realtà il trasferimento spermatico è molto rapido (nell’ordine dei minuti), la permanenza del maschio sulla femmina e addirittura l’occupazione dell’apparato sessuale femminile da parte del maschio è da intendersi come una sorta di “cintura di castità” vivente (Sivinski e Lloyd 1978) atta a prevenire l’accoppiamento con altri maschi. Nel corso di questa sorveglianza riproduttiva sono possibili ripetuti trasferimenti spermatici (anche più di nove). In alcune famiglie è possibile il trasferimento mediante spermatofore (Chopard 1938, Le Fauvre 1939, Clark 1974, Carlberg 1981 b.).
In presenza di più femmine i maschi tendono a preferire quelle più grandi (più fertili) e ad ingaggiare scaramucce con i rivali per assicurarsi l’accesso a esse. Per quanto riguarda le femmine, non sembra che vi sia alcuna preferenza né una scelta del partner (Seely et al. 1990).
I meccanismi di ovoposizione sono vari; Carlberg (1983) li suddivide in 4 raggrup- pamenti: uova fatte cadere (1a. Passivamente, 1b. Attivamente), uova incollate (2a. Singo- larmente, 2b. A gruppi), uova poste in parti della pianta (3a. Lasciate cadere, 3b. Collocate) e uova posizionate nel suolo (4a. Singolarmente, 4b. A gruppi) e dà loro anche un significato tassonomico.
Il primo sistema è il più arcaico ed anche il più diffuso (Carlberg 1989), la variante attiva per- mette una dispersione più efficiente, limitando i rischi di predazione a carico delle uova dovuti alla vicinanza con gli escrementi, sfavorendo anche la localizzazione dell’adulto (Carlberg 1981 c, 1983, Silander et al. 1985). Il raggio nel quale sono disperse le uova è notevole, fino a 2 metri per Extatosoma tiaratum (Carlberg 1984) e addirittura di 56 metri per Phasma gigas (Foucher 1916).
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Tipi vari di uova: |
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Il secondo ed il terzo metodo evitano dispersioni dannose e la predazione da parte di specie non arboricole, le uova disposte in gruppi (2b.) sono più facilmente predate, mentre quelle deposte con il terzo meccanismo, sono efficientemente disperse anche per via acquatica (Nakata 1961). Megacrania wegneri lascia cadere le uova sulle foglie di Pandanus in maniera che si depositino nello stigma fogliare (Wegner 1955).
Il quarto genere di deposizione protegge le uova da molti predatori (imenotteri parassiti inclusi), fornendo anche un’incubazione a condizioni costanti, scongiurandone così la disidratazione, tuttavia le uova seppellite in gruppo possono subire danni maggiori da predazione. Heteropteryx dilatata seppellisce casualmente le sue uova a 38 mm di profondità (Miller 1939), mentre solo una specie le seppellisce in gruppi, si tratta di Anisomorpha buprestoides (Hetrick 1940 a.b.).
Ciascun tipo di deposizione è legato ad una particolare forma dell’uovo che consente una dispersione maggiormente efficace. Le uova possono essere classificate sotto forma di rapporto tra lunghezza ed altezza (R1) e lunghezza e larghezza (R2). Le caratteristiche delle uova a seconda del tipo di deposizione sono riportate in tabella.
| TIPO DI DEPOSIZIONE | SOTTOTIPO DI DEPOSIZIONE | R1 | R2 | CARATTERI PARTICOLARI |
|---|---|---|---|---|
| UOVA FATTE CADERE | PASSIVAMENTE | 1.4 | 1.5 | - |
| ATTIVAMENTE | 1.5 | 1.7 | - | |
| UOVA INCOLLATE | SINGOLARMENTE | 2.8 | 2.7 | FORMA ALLUNGATA |
| IN GRUPPI | 1.8 | 1.6 | - | |
| UOVA POSTE IN PARTI DELLA PIANTA | LASCIATE CADERE | 1.7 | 1.8 | FORMA ALLUNGATA |
| POSIZIONATE | 2.2 | 2.3 | FORMA ALLUNGATA | |
| UOVA SEPOLTE | SINGOLARMENTE | 2.5 | 2.6 | FORMA ALLUNGATA |
| A GRUPPI* | 1.5 | 1.7 | FORMA ALLUNGATA | |
| *Dati non significativi perché riferiti ad una sola specie. | ||||
Fattori che influenzano i tassi di deposizione sono: temperatura, umidità ed in qualche misura anche i ritmi circadiani (Toumanoff 1930).
Anche il periodo di incubazione varia secondo temperatura, umidità e illuminazione (Bonnet 1931, Toumanoff e Zernoff 1930, Severin 1910). Al termine di questo periodo, l’insetto esce dall’uovo attraverso l’opercolo. Il maggior numero di schiuse avviene la notte. Spesso, con tassi d’umidità bassi, alcuni arti o le antenne rimangono impigliate nel guscio dell’uovo e, se l’umidità non si alza, l’insetto è destinato a perire. Durante le prime 24 ore di vita le neanidi non si alimentano, tuttavia avviene una certa estensione del corpo, causata dall’idratazione che ne aumenta il volume, estendendone i tessuti. Per tale motivo se mantenute a tassi di umidità bassi le neanidi ricercano avidamente fonti d’acqua (Roth 1916).

