ESPLOSIONI DEMOGRAFICHE

Una delle peggiori invasioni di fasmidi è avvenuta nel 1963 nell’Australia del sud. Un’area di circa 169 ettari di foresta di eucalipti fu interamente defogliata da insetti stecco della specie Didymura violescens. Ciò può accadere per una serie di fattori, in questo caso la mancanza dei ciclici incendi per più di dieci anni aveva favorito l’accumulo di uova e l'abnorme proliferare degli insetti. Alcuni studi hanno evidenziato che in conseguenza a queste invasioni gli uccelli predatori tendono a spostarsi in tali zone, ristabilendo l’equilibrio ecologico nell’arco di circa un anno. Miriade di neanidi di Ramulus thaii. Altre infestazioni sono state segnalate in varie zone degli Stati Uniti e nelle isole del Pacifico, dove nei primi dell’Ottocento intere piantagioni di cocco furono distrutte da insetti stecco (Graeffea crouanii). Queste devastazioni provocarono carestie la cui gravità in alcune isole indusse la popolazione al cannibalismo. Francobollo delle Fijy da 2$, raffigurante una Graeffea crouanii (nome comune in Fijiano Mimimata). Spesso anche agli studiosi più attenti capitano fughe indesiderate, con effetti potenzialmente disastrosi per gli equilibri ecologici. Ad esempio a Paul Brock, uno dei maggiori esperti mondiali di fasmidi, fuggirono nel 1990 degli esemplari di Bacillus whitei provenienti dall’Italia (Sicilia) che si insediarono nel giardino del vicino di casa, formando una colonia stabile e svernante che si estinse solo nel 1998, nonostante il rigore del clima inglese (Brock 1998).

Ovunque viviate prestate la massima cura a non disperdere uova o esemplari vivi nell’ambiente, in modo da non creare squilibri nell’ecosistema. Ciò non è così raro, basti pensare che nel sud ovest dell’Inghilterra è possibile trovare esemplari di fasmidi provenienti dalla Nuova Zelanda (Acanthoxyla prasina – Clitarchus hookeri), probabilmente introdotti accidentalmente assieme a piante importate da queste isole all’inizio del XX secolo.